Enzo Bianchi, morto a 83 anni il monaco che riportò la Bibbia tra la gente

L'ultimo messaggio affidato a X era del 7 agosto e, riletto oggi, sembra quasi un congedo. «6 agosto. Trasfigurazione di Gesù Cristo. Questa è la sessantesima festa della Trasfigurazione che vivo da monaco: 55 anni a Bose, 2 in solitudine in esilio e 3 alla Madia. La promessa è la trasfigurazione delle nostre povere vite e dei nostri corpi di miseria in corpi di gloria». Enzo Bianchi è morto questa mattina all'ospedale Molinette di Torino. Aveva 83 anni. Le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi giorni per uno scompenso renale che lo aveva portato al coma metabolico. Con lui scompare una delle figure più originali, influenti e anche controverse del cattolicesimo italiano degli ultimi cinquant'anni. Un monaco senza essere sacerdote, un predicatore capace di riempire chiese e teatri, un intellettuale letto anche da chi in chiesa non metteva piede, ma soprattutto un uomo che aveva trasformato l'ascolto della Parola in un metodo per leggere il presente. Bianchi aveva intuito con largo anticipo che la grande crisi del cattolicesimo europeo non si sarebbe affrontata semplicemente difendendo strutture, appartenenze e consuetudini. Bisognava ricominciare dalla Bibbia. E soprattutto bisognava tornare a raccontarla in una lingua comprensibile. Fu questa probabilmente la sua rivoluzione più duratura. Per oltre mezzo secolo, attraverso predicazioni, conferenze e centinaia di libri, contribuì a portare la Scrittura fuori dalle biblioteche degli specialisti e a farne nuovamente materia quotidiana per i laici. Vangelo, salmi, preghiera, silenzio, morte, amicizia, amore, tavola, perdono: la sua teologia passava spesso attraverso le parole elementari dell'esistenza. di Franca Giansoldati #IlMessaggero